Pavimenti in resina per esterni

Pavimenti in Resina

I pavimenti in resina trovano una difficile collocazione in ambienti esterni, in quanto le materie prime con cui sono realizzati sono scarsamente inclini a resistere alle intemperie, ai raggi UV ed ai grandi sbalzi di temperatura. Molte pavimentazioni esterne in resina epossidica realizzate ogni anno sul mercato nazionale sono vittime di un degrado rapidissimo, ingiallimento, crepe e distacchi dal sottofondo.  Nonostante qualcuno sostenga di aver trovato la soluzione definitiva, la realtà di mercato si limita ad una nicchia di prodotti che possono essere realmente applicati con successo in ambiente esterno senza incorrere in conseguenze negative, a condizione che venga rispettata una scrupolosa messa in opera, effettuata da personale specializzato.
Oggi evidenziamo due tipologie di pavimentazioni in resina, adatte ad uso esterno per il rivestimento di nuovi o vecchi sottofondi in calcestruzzo, ceramica, gres, klinker, etc..

Dekostone – pavimento in resina drenante per esterni.

Dekostone – pavimento in resina drenante per esterni.

DEKOSTONE consente di dare un valore aggiunto a pavimentazioni di piazze, piste ciclabili, spazi pubblici, terrazze, piazzole di sosta per autoveicoli, ed ogni superficie esterna che necessiti di una valenza estetica di pregio.  Dekostone consente di rivestire nuovi o vecchi sottofondi con un manto monolitico drenante, composto da resina trasparente non ingiallente e graniglie di marmi selezionati. In solo 8-10 millimetri di spessore si ottiene una superficie ad elevato potere drenante, carrabile, naturalmente antiscivolo e di elevatissimo pregio estetico.

Rapidfloor Dekoquartz – pavimentazione semielastica con quarzi colorati.

Rapidfloor Dekoquartz – pavimentazione semielastica con quarzi colorati.

Rapidfloor Dekoquartz è un pavimento in resina per esterni ed interni a base di resine trasparenti e quarzi ceramizzati colorati. Rapidfloor Dekoquartz è un rivestimento autolivellante, impermeabile, dotato di buona elasticità, carrabile anche da mezzi pesanti.
La speciale formulazione delle resine utilizzate rende il pavimento assolutamente stabile ai raggi UV, senza alterazioni di colori o perdite di prestazioni.
Rapidfloor Dekoquartz è particolarmente indicato per il rivestimento di aree esterne ed interne di cortili, parcheggi, spazi condominiali ed aree industriali. La formulazione estremamente rapida consente di ristrutturare vecchi pavimenti in tempi estremamente ridotti.

Ulteriori informazioni su http://www.atef-italia.com/pavimenti/pavimenti-drenanti-per-esterni

Magazzini VNA e planarità dei pavimenti.

Pavimenti Industriali in cls

I magazzini VNA (Very Narrow Aisle) rappresentano il presente ed il futuro della logistica.
La disposizione a “corridoi stretti”, sino a soli 1650 mm di larghezza e fino a 16 metri di altezza, consente una altissima densità di stoccaggio delle merci, oltre che una ottima velocità di flusso di immagazzinaggio.
Tale efficienza è possibile grazie alla precisione quasi “chirurgica” dei carrelli elevatori realizzati per questo specifico utilizzo.
Occorre tuttavia ricordare che il pavimento industriale è il piano di lavoro su cui si svolge tutta l’attività della logistica, pertanto i carrelli VNA devono viaggiare su una pavimentazione che presenta caratteristiche adeguate. Accade di frequente infatti, che non si presti importanza alle caratteristiche della pavimentazione, pensando che la stessa debba fondamentalmente occuparsi di sopportare il peso delle scaffalature, salvo poi scoprire a cantiere ultimato che quei bellissimi carrelli non possono muoversi su una pavimentazione di tipo tradizionale.

Parafrasando quanto ha scritto un nostro stimato collega: ”Stiamo chiedendo a carrelli da centinaia di migliaia di euro di muoversi su pavimenti realizzati manualmente, il cui costo al metro quadro è inferiore a quello di due chili di focaccia!”

Perché occorre una pavimentazione ad elevata planarità ed alta resistenza?

Perché occorre una pavimentazione ad elevata planarità ed alta resistenza?

Una elevata planarità è una delle caratteristiche fondamentali che si richiedono ad una corsia VNA ed il motivo è facilmente intuibile. Come accennato in precedenza i carrelli viaggiano in corsie strettissime e possono elevarsi sino a 16 metri; un dislivello di soli 3 o 4 millimetri della pavimentazione si tramuta in una forte ondulazione se il carrello si trova a diversi metri di altezza! Queste ondulazioni, se non rientrano nei parametri di sicurezza, possono rendere impossibile l’uso del carrello o limitarne drasticamente la funzionalità.
Occorre inoltre aggiungere che i carrelli VNA viaggiano costantemente su un percorso fisso, pertanto quel determinato tratto di pavimento sarà soggetto ad una forte usura localizzata nelle sedi di passaggio delle ruote rigide. Onde evitare riparazioni future che impedirebbero il temporaneo utilizzo delle corsie, occorre prevedere sin dall’origine una finitura superficiale del pavimento con una alta resistenza all’abrasione ed un adeguato potere antisdrucciolo.

Le normative di riferimento.

Le normative di riferimento.

Sin dai primi anni ’90, l’istituto tedesco per la standardizzazione si è occupato di normare le caratteristiche delle pavimentazioni ad uso VNA, tramite le norme DIN15185 e DIN18202.  Successivamente l’associazione tedesca di engineering VDMA ha emesso un documento di linee guida denominato "Pavimenti per utilizzo con carrelli VNA", la quale fa riferimento alle normative DIN summenzionate.

Le soluzioni

L’insediamento di un nuovo magazzino VNA può avvenire in una nuova costruzione edilizia quanto in un vecchio stabilimento.
In caso di nuova costruzione si avrà maggior margine di intervento, in quanto in fase progettuale si potrà optare per una pavimentazione in calcestruzzo con elevata planarità ed elevata resistenza all’abrasione, possibilmente realizzata con sistema jointless. Tuttavia i pavimenti in calcestruzzo vengono realizzati seguendo la più permissiva norma UNI11146, inoltre il calcestruzzo è un materiale ricco di acqua, ed in fase di maturazione, per sua natura tenderà a modificare lievemente la propria planarità; pertanto occorrerà prevedere sin dal progetto iniziale degli interventi localizzati di rettifica o resinatura al fine di ottemperare alle severe normative DIN 15185 e DIN18202.
Nel caso di insediamento in una costruzione preesistente si dovrà intervenire su una pavimentazione che sicuramente non risponderà ai criteri richiesti. È consigliabile rilevare i valori Ff (Floor flatness) tramite sistemi di misurazione elettronica in modo da identificare le modalità di intervento per l’adeguamento della pavimentazione.

Ulteriori informazioni su www.atef-italia.com

Resina antigraffio?

Pavimenti in Resina

Sempre più spesso si sente parlare di finiture con resine “antigraffio”, ed a tal proposito riteniamo utile fornire una puntualizzazione.
La resistenza al graffio ed all’abrasione di una resina dipende dalla natura del legante e dalle cariche di inerti inserite in essa.
Le cosiddette “resine antigraffio” sono generalmente resine poliuretaniche alifatiche trasparenti, le quali effettivamente presentano ottime resistenze meccaniche, superiori alle resine epossidiche.
Tuttavia definire “antigraffio” una resina è assolutamente improprio e può instaurare nel cliente errate aspettative.
Tutte le resine sono soggette a graffi ed usura, e la loro vita utile dipende non solo dal tipo di legante ma anche dal traffico che verrà a gravare su di esse. Le resine antigraffio, le quali per definizione dovrebbero essere inscalfibili, semplicemente non esistono. Esistono solamente resine che, per natura, cariche di inerti e coloranti, sono più o meno soggette a graffi ed usura. Tutto il resto... é marketing!

Effetto Curling. Imbarcamento delle lastre di calcestruzzo di pavimenti industriali

Pavimenti Industriali in cls

Come è noto, il calcestruzzo è formato da cemento, sabbia, inerti ed una forte componente d’acqua, pari ad almeno 170 L per metro cubo d’impasto. L’acqua non immediatamente coinvolta nel processo di idratazione del calcestruzzo tenderà ad evaporare con velocità dipendente dalla esposizione a fattori ambientali quali aria secca, ventilazione e calore.
L’evaporazione di una così ingente quantità di acqua porta necessariamente ad una perdita di volume.
L’effetto “Curling” si verifica a causa di un evaporamento differenziale tra parte superiore del massetto in calcestruzzo e parte inferiore. La differente perdita di volume tra i due lati della lastra di cls porterà al formarsi di una superficie di aspetto concavo, con un innalzamento in prossimità dei giunti che può quantificarsi anche in diversi millimetri.
Perché l’effetto Curling è pericoloso?
A causa della mancanza di appoggio delle lastre di calcestruzzo sulla massicciata di sottofondo, le stesse tenderanno a fessurarsi a causa del peso proprio e dei carichi statici e dinamici che graveranno su di esse.
Si manifesteranno inoltre premature rotture e sbrecciature dei giunti della pavimentazione e causa di un accentuato movimento verticale delle lastre di cls sottoposte a traffico veicolare.

Le cause:

Le cause:

  • Presenza di barriera al vapore costituita da foglio di polietilene posto tra massicciata e getto di cls.
  • Maturazione non protetta del calcestruzzo o di durata insufficiente.
  • Alto rapporto a/c.
  • Basso spessore del massetto.
  • Clima caldo e secco.

Come prevenire l'effetto Curling?

Dando per scontato l’importanza della barriera al vapore e l’impossibilità di eliminarla, occorrerà concentrarsi su altri fattori, quali:

  • Utilizzo di additivi fluidificanti e superfluidificanti al fine di ridurre, per quanto possibile, il rapporto a/c.
  • Dimensionare il massetto con adeguato spessore (almeno 20 cm)
  • Adottare una corretta maturazione del calcestruzzo. Utilizzo di fogli di polietilene o stagionanti/curings applicati a spruzzo in 2 mani.

Occorre tuttavia considerare che il calcestruzzo è un materiale soggetto a deformazione a causa di molteplici fattori, pertanto l’effetto curling può essere notevolmente attenuato ma non annullato.

Riparazione giunti con i "Travetti in resina"

Pavimenti Industriali in cls
Riparazione dei giunti di pavimenti industriali in fase di degrado

Riparazione dei giunti di pavimenti industriali in fase di degrado

La maggior parte di coloro che hanno a che fare con un pavimento industriale in calcestruzzo di tipo tradizionale, probabilmente riconosceranno immediatamente la situazione raffigurata a lato.
I giunti di costruzione e contrazione sono difatti il classico “tallone d’Achille” dei pavimenti industriali in calcestruzzo, in quanto soggetti a rottura e sbrecciatura.

L’origine di queste rotture è generalmente da imputarsi a:

  • Elevato traffico di veicoli a ruote rigide (Vulkollan) su pavimentazione non adeguatamente progettata.
  • Mancanza di una appropriata sigillatura con resine a basso modulo elastico dei giunti.
  • Manutenzione del pavimento carente od assente.
  • Massicciata cedevole.
  • Bassa resistenza del calcestruzzo.
  • Imbarcamento delle lastre di calcestruzzo.

In presenza di una situazione di progressivo deterioramento dei giunti occorre correre ai ripari, onde evitare che tali rotture possano portare a danneggiamenti dei carrelli elevatori ed a problemi di sicurezza nella viabilità.
Il problema viene efficacemente risolto con una ricostruzione localizzata del giunto con il metodo del “travetto in resina”, a condizione che questo venga eseguito con competenza e materiali appropriati.
Prima della realizzazione delle riparazioni dei giunti, occorrerà verificare che le lastre di calcestruzzo non siano soggette a movimenti verticali, in tal caso occorrerà bloccarle tramite iniezioni di consolidamento della massicciata.

I travetti in resina vengono realizzati mediante:

  1. Taglio con disco diamantato della sezione (larghezza) del travetto, per una dimensione pari a quella del massimo degrado del giunto.
  2. Demolizione localizzata con macchine scarificatrici o martelli pneumatici.
  3. Aspirazione delle polveri.
  4. Applicazione di Primer.
  5. Posa di malta resinosa costituita da polimero bicomponente e sabbia di quarzo in curva granulometrica.
  6. Riempimento e lisciatura del travetto.
  7. Realizzazione di finitura superficiale.
  8. Taglio e sigillatura del nuovo giunto mediante specifiche resine poliuretaniche a basso modulo elastico.

Un travetto in resina adeguatamente realizzato consente di ottenere resistenze nettamente superiori al calcestruzzo, sia in compressione che a flessione (dato molto più importante per un giunto).
ATEF Maltacryl Fast Repair, ad esempio, consente di realizzare travetti in resina a rapidissimo indurimento e con prestazioni elevatissime, 50 N/mm² a compressione e ben 25 N/mm² a flessione, un valore incomparabile rispetto ad un normale calcestruzzo.

Ulteriori informazioni su http://www.atef-italia.com/pavimenti/recupero-manutenzione