Documenti e sicurezza in cantiere. Tantissima carta, poca sicurezza.

16/10/2014
Documenti e sicurezza in cantiere. Tantissima carta, poca sicurezza.

L'Italia é un paese ricco di inventiva. Siamo riusciti a delegare alla semplice carta il compito di creare nel cantiere un ambiente sicuro e regolamentato.
Abbiamo delegato al POS (piano operativo di sicurezza) il compito di proteggerci dai rischi di alcune lavorazioni.
Abbiamo delegato al DURC il compito di dimostrare che "tal azienda" é in regola con il pagamento dei tributi.
Siamo ormai arrivati al punto che, per svolgere operazioni di breve durata (come per esempio la realizzazione di un piccolo pavimento industriale) si occupa realmente più tempo a compilare inutile cartaccia in ufficio che a lavorare in cantiere.
Come accennato in un precedente articolo, la documentazione minima obbligatoria che occorre presentare per l'ingresso in cantiere é:
a) POS, ovvero il famoso Piano Operativo di Sicurezza, Un documento di circa 50-60 pagine in cui si illustrano nel dettaglio le fasi di lavorazione, i possibili rischi e gli accorgimenti da adottare per salvaguardare l’incolumità dei lavoratori.
b) DURC. Documento Unico di Regolarità Contributiva, il quale ha un valore di 3 mesi dalla data di emissione (con il “decreto del fare” la validità del DURC sarà portata a 6 mesi).
c) Dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà (solo su richiesta da parte dell’appaltante).
d) Schede di sicurezza dei materiali impiagati in cantiere.
e) Anagrafica d’impresa.
f) Copia dell’assicurazione RCT/RCO con quietanza di pagamento.
g) Attestati di formazione RLS + RSPP + resp. Antincendio + resp. Primo soccorso.
h) Visura camerale.
i) Modelli LAV dei dipendenti.
j) Dichiarazione di consegna DPI ai dipendenti.
k) Idoneità alla mansione.
l) Lettera di nomina del medico competente.
m) Dichiarazione del contratto collettivo applicato.
n) Dichiarazione valutazione rischi rumore + vibrazione + chimico.
o) Dichiarazione di esenzione da provvedimenti interdittivi.
p) Dichiarazione OMA.
q) Dichiarazione di conformità CEE dei macchinari utilizzati in cantiere.
r) Dichiarazione di presa visione del PSC (il quale deve essere redatto dall’appaltante)

A questi, molto spesso si aggiungono altri "fantasiosi" documenti, richiesti dall'appaltatrice o da società collegate.
In pratica: una fitta giungla burocratica.

Questi documenti servono realmente a fare sicurezza?
In parte si. Non si può certo dire che sia tutto inutile. Tuttavia questa abnorme mole di carta porta pochi vantaggi, sopratutto se si tiene conto che le figure preposte alla sicurezza sono generalmente "entità astratte" che non si vedono in cantiere, e che si limitano a stare negli uffici (magari a centinaia di km di distanza) a visionare documenti.
A questo si aggiunge che spesso in cantiere vengono eseguite lavorazioni al di fuori degli orari standard, in mancanza dell'appaltante e di un responsabile di cantiere.
Puo questa essere definita sicurezza?

Come sovra-descritto i documenti da realizzare sono moltissimi, ed alcuni di questi sono particolarmente laboriosi. é auspicabile che una piccolissima azienda edile artigiana possa essere in grado di realizzarli quotidianamente ed essere quindi in regola?
Direi proprio di no, sopratutto in periodi di crisi come questo, dove molte imprese edili non hanno neppure una normalissima polizza assicurativa rct/rco.
Le virtuose imprese medio-piccole invece sono spesso costrette ad assumere ulteriore personale d'ufficio, aumentando i costi di struttura e divenendo quindi meno concorrenziale sul mercato, favorendo quindi chi, dei documenti e della sicurezza se ne frega.

Un responsabile di una azienda specializzata in sicurezza, da me interpellato mi ha risposto in modo sincero quanto sconcertante: "anche volendo, una azienda non sarà mai in regola al 100%. In Italia é impossibile, persino per noi che lo facciamo di mestiere".


 

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